Bolletta elettrica cresciuta del 22% tra il 2010 ed il 2016

Il Centro Studi Impresa Lavoro ha evidenziato come nel corso degli ultimi sette anni ci siamo ritrovati con un totale in bolletta elettrica aumentato di molto, e questo riguarda non solo noi italiani ma anche buona parte dei cittadini di altri stati europei. L’analisi in questione fa riferimento a una crescita registrata del 20,45% per l’importo medio dell’Unione europea e di un +22,23% per quello dell’Eurozona.

Se si guarda infatti alle tabelle ottenute delle elaborazioni di dati Eurostat, si evince che la crescita più importante abbia investito la Lettonia, dove tra l’anno 2010 e il 2016 si è avuto addirittura un +55,08%. Seguono il Portogallo, con un +45,05%, la Grecia, con un +43,77%, e il Belgio con un aumento del 34,48%.

Se prendiamo invece in considerazione l’Italia, in questi ultimi sette anni si è registrato un aumento del 22,34%, inferiore però per fortuna rispetto a quello registrato in Paesi come il Regno Unito, +33,40%, la Francia, +28,98%, la Spagna, +24,87%, e la Germania un +23,54%.

E se da un lato abbiamo consistenti crescite degli importi delle fatture di energia elettrica, dall’altro abbiamo invece delle flessioni per altri Paesi: ad esempio abbiamo l’Ungheria, con il -31,63%, Malta, con il -23,30%, e Cipro, -18,85%.

E ancora, se da una parte la crescita registrata in Italia non è stata tra le più consistenti,osservando invece la classifica per il costo dell’energia elettrica, notiamo purtroppo come noi italiani ci troviamo al quarto posto con 0,2377 euro per kWh (chilowattora), solo dopo Danimarca (con 0,3086 euro), Germania (0,2973 euro) e Belgio (0,2645 euro). Sempre da considerare è che nell’Eurozona si parla di costo medio di 0,2194 euro per kWh, mentre nell’Unione europea di 0,2022 euro.

Ma non è finita qui perché anche se ci riferiamo all’incidenza delle tasse sul prezzo finale in bolletta, noi italiani risultiamo essere quarti in Europa: in Italia il fisco incide infatti per il 39,87% contro il 36,06% della media Ue e il 39,36% dell’Eurozona. Secondo la classifica riguardante tale argomento, questa volta al primo posto c’è Malta con il 4,78%, e a seguire Bulgaria, 16,68%, poi Repubblica Ceca, 18,23%. Un’incidenza maggiore rispetto all’Italia si ha solo in Danimarca, 68,65%, Germania, 53,41%, e Portogallo, 47,28%.

 

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